I Miei Racconti

La Lite tra Essere e Avere

Tempo fa, scoppiò un litigio che spaccò la lingua in due. I fratelli Essere e Avere, che volevano sempre superarsi l’un l’altro, si misero a discutere su chi fosse il più importante, e i toni si alzarono tanto che, entro sera, litigava tutto il dizionario.

Gli aggettivi si spostavano per stare accanto ad Essere. La H rubava le A e le O, le parole si scambiavano i significati e le regole grammaticali scendevano in piazza chiedendo di essere rispettate. Soltanto gli articoli restavano neutrali, loro e la signora Coniugazione Propria, che voleva solo riportare la pace tra i figli.

Allora, le parole desuete, ansiose di rendersi di nuovo utili, si incaricarono di trovare una soluzione. Discussero e discussero, e alla fine formularono un piano. I due fratelli si sarebbero astenuti a turno dal linguaggio per duecento anni. Colui che, con la propria assenza, avesse causato più difficoltà, sarebbe stato il vincitore.

Il primo a sparire fu Essere. Immaginatevi la gente che non “era” più alta, che non “sarebbe” andata in vacanza e che non riusciva a recitare l’Amleto. I bambini s’irritavano per la mancanza del “c’era una volta” e i filosofi, già sovraccarichi di problemi per loro natura, piangevano per la sparizione di uno dei loro verbi più amati.

Essere gongolava. Era diventato ancora più egocentrico e passava le giornate a deridere Avere. Ma la sua gioia fu breve. Ben presto, gli umani iniziarono a inventare locuzioni per sostituirlo. Crearono nuove parole. Riscoprirono i sinonimi. In molti casi evitavano semplicemente d’inserirlo nelle frasi, come se non fosse mai esistito.

Il verbo si fece piccolo come un apostrofo. Ora era Avere che passava il tempo a deriderlo, e gli aggettivi Importante e Famoso non volevano più stargli accanto. Comunque, non era ancora detta l’ultima parola: di sicuro, suo fratello non poteva causare più danni di quelli che aveva provocato lui all’inizio.

I duecento anni finirono. I fratelli si scambiarono la parte, Essere tornò tra gli umani pieno di rancore e Avere si ritirò dalla lingua con la nonchalance di chi pensa di possedere la vittoria. In effetti, si scatenò il caos. Senza Avere, non si riusciva a capire chi “aveva” cosa, chi “aveva” ragione, i bambini facevano ancora più fatica a imparare la matematica, perché i problemi sui loro libri erano diventati di colpo più difficili; del resto, non era subito chiaro se “Sara 10 anni” significasse che li aveva adesso o che li aveva avuti un tempo. In più, la ricomparsa di Essere complicava la situazione. Gli umani, che un giorno si svegliarono con quella parola decaduta in testa, pensarono di essere impazziti; alcuni credettero persino che gli alieni volessero comunicare con loro tramite quel verbo di cui non ricordavano le regole… Non capivano più niente, e non potevano nemmeno dire che “avevano” paura.

Avere, sulla propria pagina, si faceva lucidare le lettere. Si sarebbe fatto eleggere re di tutte le parole e avrebbe preteso che ogni vocabolo contenesse il suo seme, visto che era il verbo essenziale. Ma anche lui aveva sottovalutato gli umani. Le persone, piano piano, iniziarono ad adattarsi. Allargarono senso e funzioni degli aggettivi possessivi. Crearono nuovi ausiliari e, affronto degli affronti, reimpararono a usare Essere e incominciarono a servirsi di lui al suo posto, perché ormai era tornato spontaneo dire “sono affamato” invece che “ho fame”.

Passarono anche questi duecento anni. I verbi, ansiosi di sapere chi aveva vinto, si riunirono su un’unica pagina in attesa del verdetto. Ma le parole in disuso erano troppo felici per ragionare. Festeggiavano, aspettando il giorno in cui i vocaboli attualmente di moda sarebbero diventati ricordi letterari. La lite tra i fratelli aveva distrutto il loro complesso di inferiorità. Era appagante sapere che anche le parole che al momento si vantavano per la loro importanza non valevano nulla e che, tutto sommato, sarebbero state sostituite senza problemi. Così vissero tutte felici e dimenticate.